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Rubens Gardelli definisce le accuse della moglie Katherine come “una campagna del fango”. L’imprenditore forlivese respinge con fermezza le dichiarazioni della donna, che lo ha accusato di violenza, e ribadisce che il loro figlio, Brando, è stato portato via con l’inganno nel luglio 2023. Da allora, la madre è tornata in Guatemala, suo paese d’origine, e Gardelli non ha più potuto vedere il bambino, nemmeno a distanza.

Ieri, i legali italiani di Katherine – gli avvocati Angela Speranza Russo ed Emilio Malaspina, dello Studio Legale Tutela Donne di Roma – hanno annunciato che il tribunale guatemalteco ha respinto la richiesta di rimpatrio del piccolo Brando, disposta dal Tribunale italiano su istanza del padre. La corte ha riconosciuto la donna come “vittima di violenza” e ha stabilito che il ritorno in Italia esporrebbe il bambino a gravi rischi.

Secondo i legali, la decisione è stata presa in base alla Convenzione dell’Aja, che tutela i minori in situazioni di pericolo. “Katherine non ha rapito suo figlio – affermano gli avvocati – ma ha agito per proteggerlo. Questa è la verità dei fatti”.

Dal canto suo, Gardelli contesta questa ricostruzione e dichiara che Katherine non è mai stata in ospedale per denunciare alcuna violenza. Ha già avviato un’azione legale contro di lei per diffamazione e ha incontrato il ministro degli Esteri Antonio Tajani per chiedere un intervento sulla vicenda.