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Lei indagata, lui interdetto. Così si conclude il matrimonio tra Katherine Nineth Chuy Orellana, figlia di Pablo Arturo, imprenditore del caffè guatemalteco, e Rubens Gardelli, un torrefattore di Forlì. Una separazione che non riguarda solo culture e sistemi giuridici differenti, ma che si tradurrà in uno scontro legale in un tribunale italiano il prossimo 4 marzo.

Per comprendere appieno la vicenda, occorre andare oltre il dibattito sulla sottrazione di minore, avvenuta nel 2023 quando Katherine ha fatto ritorno nel suo Paese portando con sé il figlio, e analizzare le disposizioni emesse dal Tribunale penale di primo grado di Santa Rosa, un centro a pochi chilometri dalla capitale guatemalteca, specializzato in reati di violenza di genere.

Da uno studio legale romano, via Zoom, è la stessa Katherine a raccontare la sua versione dei fatti, assistita dagli avvocati Angela Speranza Russo ed Emilio Malaspina. Con un buon italiano, seppur segnato dall’emozione, ricorda: «Ci siamo conosciuti nel mio Paese, poi ci siamo trasferiti in Italia, dove vivevamo con i suoi genitori. Non avevo diritto a un cellulare personale, potevo usare solo un dispositivo senza accesso a Internet. Non potevo neanche uscire da sola per andare al bar. La mia relazione con Rubens è stata un continuo esercizio di controllo su di me».

Ma arriviamo al punto: Katherine, subivi violenza? «Mio marito è sempre stato molto violento. Fuggire è stata la mia unica via di sopravvivenza. Ho temuto più volte per la mia vita. Dopo la prima gravidanza ho subito un aborto spontaneo, a causa delle sue aggressioni. L’ultima volta mi ha colpito con un pugno nello stomaco, ho vomitato e ho giurato a me stessa che non sarebbe mai più successo».

Attualmente, il caso è oggetto di una causa di separazione in Italia e di un provvedimento guatemalteco tradotto dagli avvocati di Katherine. Nel documento, composto da ottantotto pagine, i giudici affermano che «la signora Katherine si trova in una condizione di pericolo per la sua sicurezza e integrità fisica». Dopo un’accurata perizia sulla presunta vittima, la raccolta di testimonianze dei suoi genitori e un’analisi complessiva della relazione, la magistratura guatemalteca ha imposto una serie di misure restrittive nei confronti di Gardelli, accusato di maltrattamenti.

Nel provvedimento si legge: «Al signor Rubens Gardelli è vietato intimidire, molestare, minacciare, umiliare, esercitare controllo, minare l’autostima o infliggere danni fisici o psicologici alla signora Katherine Nineth Chuy Orellana de Gardelli e a qualsiasi membro della sua famiglia». Inoltre, all’uomo è stato proibito avvicinarsi all’ex moglie, pena l’arresto.

Ma come si è arrivati a questa situazione? Per ricostruire i fatti, bisogna tornare al momento in cui la giovane erede di una delle aziende fornitrici di Illy ha incontrato l’imprenditore forlivese. Lei aveva venticinque anni, lui superava i quarantatré. «Ci siamo conosciuti nel 2020. All’inizio era tutto tranquillo, ma con la mia gravidanza la sua attitudine è cambiata radicalmente», racconta Katherine.

Il trasferimento in Italia segna un punto di svolta: Rubens inizia a controllarla in modo ossessivo e il peso economico della famiglia ricade sempre più su di lei. «I miei genitori ci inviavano soldi per mantenere il bambino. Quando non potevano, ci spedivano caffè, che lui commerciava per guadagnare».

Nonostante le speranze di cambiamento, la situazione si fa sempre più pesante. È durante un viaggio insieme che la situazione precipita. «Tornati a casa, mi ha insultata davanti a nostro figlio, dicendomi che non valevo nulla. Era una scena che si ripeteva spesso», ricorda. Poi, la decisione improvvisa: Katherine prende il bambino, prepara una valigia e si dirige all’aeroporto. Acquista un biglietto e parte. Solo dopo aver lasciato il Paese avvisa il marito.

Oggi Rubens Gardelli, difeso dall’avvocato Gian Ettore Gassani e supportato dalle colleghe Chiara Baiocchi e Roberta Bruzzone, combatte per ottenere il diritto di rivedere il figlio. «Il mio assistito non ha avuto modo di difendersi nel processo guatemalteco. Va ricordato che un giudice di Forlì ha affidato il minore al padre e che la signora è attualmente indagata per sottrazione di minore e per aver violato le disposizioni italiane», dichiara Gassani. «A Rubens non è nemmeno permesso di videochiamare il figlio. Anche agli assassini viene concesso di vedere i propri bambini…».

Dal canto loro, gli avvocati di Katherine rigettano ogni accusa e difendono la loro assistita: «Troviamo inaccettabile che una donna che ha subito violenze, e ha avuto il coraggio di sottrarsi a una relazione tossica, venga ancora oggi colpevolizzata. La narrazione mediatica ha inflitto ulteriori sofferenze a Katherine, come purtroppo accade a tante altre donne. Non lo permetteremo, oggi e in futuro».