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COMUNICATO STAMPA

La madre è stata riconosciuta vittima di violenza, il rientro in Italia esporrebbe il bambino a gravi rischi

Il Tribunale del Guatemala ha rigettato la richiesta di rimpatrio del minore Brando Gardelli, presentata dall’Autorità Centrale italiana su istanza del padre. Il giudice ha riconosciuto che il rientro in Italia comporterebbe un grave rischio per il minore, applicando la Convenzione dell’Aja, che tutela i minori in situazioni di pericolo.

Contrariamente alla narrazione diffusa, Chuy Orellana non ha rapito suo figlio, ma ha agito per proteggerlo. Il caso è stato valutato nel rispetto della normativa internazionale e ha portato al riconoscimento della madre come vittima di gravi violenze.

Tuttavia, in Italia si continua a diffondere una ricostruzione falsa e gravemente lesiva, parlando di “rapimento” come se fosse un fatto accertato, quando in realtà non esiste alcun provvedimento che lo confermi.

Al contrario, le autorità guatemalteche hanno accertato la verità dei fatti e negato la restituzione del bambino proprio per proteggerlo dai rischi esistenti.

La competenza in materia di sottrazione internazionale di minori è della Procura della Repubblica, e ad oggi in Italia la denuncia presentata ed il relativo procedimento sono nella fase di conclusione delle indagini preliminari, senza che sia stata formulata alcuna imputazione definitiva nei confronti della madre. Continuare a parlare di “rapimento” in assenza di una condanna è un atto gravissimo, che viola i più basilari principi di corretta informazione e getta discredito sulla nostra assistita, vittima accertata di violenza domestica.

“Chiediamo che venga rispettata la verità giudiziaria e che cessi immediatamente la campagna diffamatoria contro la nostra assistita.
Chuy Orellana è una madre che ha salvato se stessa e suo figlio da una situazione di violenza riconosciuta dai Tribunali del Guatemala. Ogni ricostruzione distorta dei fatti non solo danneggia la dignità della nostra assistita, ma mette a rischio la sicurezza del minore”, dichiarano l’Avv. Angela Speranza Russo e l’Avv. Emilio Malaspina, dello Studio Legale Tutela Donne, del Foro di Roma.

Invitiamo i media a una corretta informazione basata su documenti ufficiali e a garantire il rispetto della privacy e della sicurezza del minore e della madre.