Femminicidio
Quando una donna viene uccisa perché donna
A cura di Avv. Angela Speranza Russo e Avv. Emilio Malaspina
Studio Legale Tutela Donne
Il femminicidio rappresenta la forma più estrema della violenza contro le donne.
Se sei qui perché hai perso una donna a cui volevi bene, vogliamo dirti subito una cosa: non sei solo, e non devi capire tutto da solo. Questo articolo non vuole spiegare un fenomeno astratto: vuole aiutarti a orientarti in un momento in cui tutto sembra fermo e, allo stesso tempo, troppo veloce.
È una morte che può maturare all’interno di una storia di controllo, possesso, prevaricazione, minacce, maltrattamenti, stalking o violenza, ma può anche manifestarsi in assenza di precedenti episodi conosciuti.
Dal 17 dicembre 2025 il femminicidio è inoltre previsto dall’ordinamento italiano come specifico delitto, attraverso l’introduzione dell’art. 577-bis del Codice penale ad opera della Legge 2 dicembre 2025, n. 181.
La nuova disposizione riguarda l’uccisione di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione o prevaricazione, oppure come atto di controllo, possesso o dominio in quanto donna, in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come limitazione delle sue libertà individuali.
La pena prevista per la fattispecie è l’ergastolo. La norma precisa inoltre che, fuori dei casi previsti dal primo periodo, si applica la disciplina dell’omicidio comune di cui all’art. 575 c.p. e che restano applicabili le circostanze aggravanti di cui agli artt. 576 e 577 c.p. Quando ricorre una sola circostanza attenuante, ritenuta prevalente, la pena non può essere inferiore ad anni ventiquattro; quando ne ricorrono più, la pena non può essere inferiore ad anni quindici.
Leggere queste parole può fare male. È normale. Sapere che la legge riconosce oggi un delitto che porta il nome di ciò che hai vissuto non riporta indietro chi hai perso — ma dice una cosa importante: quello che è accaduto non è stato un destino, non è stata colpa tua. È stato un delitto, e la legge lo chiama con il suo nome.
Ma un femminicidio non riguarda soltanto la responsabilità penale di chi ha ucciso.
Dietro ogni donna uccisa c’è una famiglia che deve affrontare una perdita irreparabile e, spesso, figli che si trovano improvvisamente privati della madre.
Per questo, accanto all’accertamento dei fatti e delle responsabilità, assume particolare importanza la tutela giuridica dei familiari della vittima. Perché accanto al dolore c’è anche una strada da percorrere, e percorrerla sapendo quali sono i propri diritti fa la differenza.
Il femminicidio e la violenza precedente
Non tutti i femminicidi sono preceduti da una storia di violenza conosciuta.
Quando però esistono precedenti episodi di maltrattamento, minacce, stalking, violenza psicologica, violenza economica o controllo, la ricostruzione di quella storia può assumere un ruolo importante nel procedimento. Può essere doloroso riaprire ciò che è stato. Ma quei fatti — che forse allora non sono stati creduti, o non sono stati presi sul serio — oggi possono avere un peso decisivo. Ricostruirli non significa riviverli inutilmente: significa far emergere la verità di ciò che è accaduto.
La violenza può avere lasciato tracce molto diverse:
- denunce e querele;
- richieste di aiuto;
- messaggi e comunicazioni minacciose;
- fotografie;
- referti medici;
- testimonianze di familiari, amici o altre persone;
- precedenti procedimenti giudiziari;
- provvedimenti cautelari;
- segnalazioni alle autorità;
- episodi di stalking o maltrattamenti.
Se pensi di avere qualcosa tra queste cose, conservalo: ogni documento, ogni messaggio, ogni referto può raccontare una parte di ciò che è stato. Non decidere da solo che cosa è importante: a volte lo è anche ciò che sembra piccolo.
La ricostruzione del contesto deve essere effettuata con attenzione, evitando di considerare il femminicidio come un fatto isolato quando esiste una storia precedente che può contribuire a comprenderne la genesi.
Cosa succede dopo un femminicidio
Dopo l’uccisione di una donna, i familiari possono trovarsi coinvolti in un procedimento penale complesso e doloroso. In un momento in cui sembra impossibile anche solo respirare, bisogna prendere decisioni, parlare con estranei, raccontare la propria vita. Non è giusto che sia così — eppure è così. Sapere cosa succede può aiutare a non sentirsi completamente in balìa degli eventi.
È il momento in cui diventa importante comprendere:
- quali siano i propri diritti;
- quale sia la propria posizione nel procedimento;
- quali attività investigative possano essere rilevanti;
- quali elementi di prova debbano essere individuati e conservati;
- se sussistano i presupposti per la costituzione di parte civile;
- quali danni possano essere fatti valere;
- quali forme di tutela siano necessarie per i figli della vittima.
La famiglia non deve essere considerata soltanto come destinataria di un eventuale risarcimento. Non si tratta solo di soldi: si tratta di riconoscimento. Il risarcimento non restituisce una vita, ma è il modo in cui la giustizia riconosce il valore di ciò che hai perso e la responsabilità di chi l’ha tolto.
I familiari possono avere un ruolo importante nel procedimento e possono avere necessità di essere adeguatamente informati e assistiti durante tutte le sue fasi. La legge n. 181/2025 ha inoltre rafforzato i diritti di informazione della persona offesa e, nei casi in cui la persona offesa sia deceduta, dei prossimi congiunti, che possono chiedere all’autorità giudiziaria di ricevere le comunicazioni relative all’andamento del procedimento. Non devi cercare le informazioni per forza: se lo chiedi, la legge prevede che tu possa riceverle.
La costituzione di parte civile
La costituzione di parte civile consente, nei casi e secondo le modalità previste dalla legge, di far valere nel processo penale la pretesa al risarcimento dei danni derivanti dal reato. È una scelta importante, e va presa con calma, dopo che qualcuno abbia ascoltato la tua storia.
Nel caso di un femminicidio, la valutazione deve essere effettuata considerando la posizione del singolo familiare, il rapporto con la vittima, la documentazione disponibile e le specifiche conseguenze provocate dalla perdita.
Non esiste quindi una risposta uguale per ogni famiglia. Ogni famiglia è diversa, ogni perdita è diversa, ogni storia è diversa: la risposta giusta per te può non esserlo per un’altra persona, e nessuno può deciderla al posto tuo.
È necessario esaminare concretamente la situazione e valutare quali strumenti processuali siano utilizzabili. La legge n. 181/2025 ha inoltre previsto che, nei procedimenti per i delitti di violenza di genere, il pubblico ministero possa richiedere il sequestro conservativo dei beni dell’indagato quando vi sia fondato rischio che vengano meno le garanzie del risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dalle persone offese o danneggiate. In parole semplici: la legge cerca di fare in modo che chi ha ucciso non possa sottrarre i suoi beni prima di risarcire. È una forma di tutela in più.
I figli dopo il femminicidio della madre
Quando la vittima è madre, le conseguenze del femminicidio coinvolgono inevitabilmente anche i figli.
La perdita della madre può accompagnarsi alla necessità di affrontare un procedimento penale, cambiamenti improvvisi nella propria vita familiare, conseguenze economiche e una profonda frattura delle relazioni affettive.
Se ci sono bambini o ragazzi, il loro dolore è una delle cose più difficili da guardare. Possono non parlare, possono arrabbiarsi, possono sembrare “strani” o, al contrario, troppo “bravi”: sono tutte reazioni normali a qualcosa che normale non è.
Quando sono presenti figli minorenni, la loro posizione deve essere oggetto di particolare attenzione.
La tutela non può limitarsi al procedimento penale: devono essere valutate anche le esigenze di protezione, assistenza e continuità delle relazioni familiari, tenendo conto dell’interesse del minore. La giurisprudenza di legittimità riconosce da tempo la rilevanza penale della c.d. violenza assistita, considerando il minore che assiste alle violenze persona offesa del reato di maltrattamenti.
La previsione per cui il minore che assiste ai maltrattamenti è considerato persona offesa dal reato è già contenuta nell’art. 572, quarto comma, del codice penale. La legge n. 181/2025 ha invece rafforzato la disciplina dei maltrattamenti sotto altri profili: ha esteso la fattispecie anche ai casi in cui l’agente e la vittima, pur non più conviventi, siano legati da vincoli nascenti dalla filiazione e ha introdotto un’aggravante per i fatti commessi come atto di odio, discriminazione o prevaricazione, o di controllo, possesso o dominio in quanto donna. La stessa legge ha inoltre ampliato le tutele per gli orfani di femminicidio e le ipotesi di accesso al gratuito patrocinio.
Questo significa che la legge riconosce che un figlio che ha perso la madre non deve trovarsi da solo: ci sono strumenti che ne proteggono il percorso, anche sul piano economico.
Quando il femminicidio arriva dopo una separazione
La fine di una relazione non interrompe necessariamente le condotte di controllo e prevaricazione.
Se la donna che hai perso si era separata, aveva chiesto aiuto, aveva cercato di ricostruirsi una vita: sappi che quella separazione non è stata la causa di nulla. La causa è chi ha ucciso. E la legge, oggi, lo dice con chiarezza.
In alcuni casi la violenza può proseguire anche dopo la separazione o la cessazione della convivenza, attraverso minacce, stalking, controllo, molestie o conflitti legati ai figli.
La nuova disciplina del femminicidio considera espressamente anche l’uccisione commessa in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali.
Per questo, nei casi in cui esista una precedente relazione, può essere importante ricostruire anche ciò che è accaduto durante la separazione e successivamente alla sua conclusione.
La tutela dei familiari della vittima
La morte di una donna per mano di un’altra persona produce conseguenze che possono essere personali, familiari, patrimoniali e processuali.
La tutela legale può quindi riguardare diversi aspetti:
Il procedimento penale
per seguire l’accertamento dei fatti e delle responsabilità.
La parte civile
per valutare la possibilità di far valere le pretese risarcitorie nel processo.
La ricostruzione della violenza
quando esistono precedenti episodi che possono essere rilevanti.
La tutela dei figli
quando la vittima era madre e sono presenti minori.
Il risarcimento dei danni
da valutare in relazione alla posizione e alla situazione concreta dei familiari.
Accanto alla tutela legale, può essere importante anche il supporto di chi si occupa di elaborazione del lutto e di accompagnamento psicologico. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è un atto di cura verso te stesso e verso chi ti sta vicino.
Ogni femminicidio ha una storia
Dietro un procedimento per femminicidio esistono spesso una relazione, una famiglia, una storia di violenza e una serie di eventi che devono essere ricostruiti.
Per questo l’analisi del caso non può fermarsi al momento dell’omicidio.
Quando esistono precedenti denunce, richieste di aiuto, procedimenti, minacce o altri episodi di violenza, questi elementi devono essere esaminati nel loro insieme.
Ricostruire quella storia significa anche dare voce a ciò che è accaduto prima che fosse troppo tardi. Significa dire, anche a nome di chi non può più parlare: questa non è stata una tragedia improvvisa, è stata una storia che qualcuno ha scelto di interrompere. E la giustizia ha il compito di ascoltarla tutta.
Se una persona a te cara è stata vittima di femminicidio
Affrontare la morte violenta di una persona cara e, contemporaneamente, un procedimento penale è un’esperienza estremamente difficile.
Non devi essere forte per forza. Non devi sapere già che cosa fare. Non devi prendere decisioni da solo, oggi, se non ti senti di farlo. Ma sappi che c’è una via: ci sono persone che possono aiutarti a capire, passo dopo passo, quali sono i tuoi diritti e quali iniziative puoi intraprendere — quando sarai pronto.
È importante ricevere tempestivamente informazioni sui propri diritti e comprendere quali iniziative possano essere intraprese.
La situazione di ogni familiare deve essere valutata individualmente, alla luce dei fatti, delle prove disponibili e della posizione processuale.
Se hai bisogno di comprendere quali siano gli strumenti di tutela disponibili, puoi richiedere un colloquio legale: ti ascolteremo senza fretta e senza giudizio.
Domande frequenti sul femminicidio
Che cos’è il femminicidio?
Dal 17 dicembre 2025 il femminicidio è previsto come autonomo delitto dall’art. 577-bis del Codice penale. La norma riguarda l’uccisione di una donna quando il fatto presenta le specifiche caratteristiche previste dalla legge.
Qual è la pena prevista per il femminicidio?
Per la fattispecie prevista dall’art. 577-bis, primo periodo, del Codice penale, la pena è l’ergastolo. La stessa norma disciplina specificamente anche il trattamento delle circostanze attenuanti.
Il femminicidio è sempre preceduto da violenza?
No. Non è corretto affermare che ogni femminicidio sia necessariamente preceduto da una storia di violenza conosciuta. Quando però esistono precedenti episodi, la loro ricostruzione può essere importante per comprendere il contesto del delitto.
I familiari possono costituirsi parte civile?
La costituzione di parte civile deve essere valutata in relazione alla posizione del singolo familiare e alle circostanze del caso concreto. È uno degli strumenti attraverso i quali possono essere fatte valere nel processo penale le pretese risarcitorie previste dalla legge.
I figli della vittima possono essere tutelati?
Sì. Quando sono presenti figli, soprattutto minorenni, deve essere valutata specificamente la loro posizione e ogni esigenza di tutela derivante dalla perdita della madre e dalle conseguenze del procedimento.
È possibile ottenere un risarcimento?
La possibilità di ottenere il risarcimento e la sua quantificazione dipendono dalla posizione del familiare e dai danni concretamente subiti. La valutazione deve essere effettuata caso per caso.
Cosa devono fare i familiari dopo un femminicidio?
È opportuno acquisire tempestivamente assistenza legale per comprendere la propria posizione, seguire il procedimento, valutare gli elementi di prova disponibili e verificare quali strumenti di tutela possano essere utilizzati. Ma nessuna scelta va presa in fretta: l’assistenza legale serve anche a questo — a fare in modo che tu non debba decidere nulla da solo, nel momento peggiore della tua vita.
Tutela legale nei casi di femminicidio
La tutela dei familiari di una donna uccisa richiede competenza, attenzione e una conoscenza approfondita delle dinamiche della violenza di genere e del procedimento penale.
Per ricevere informazioni e valutare la propria situazione è possibile richiedere un colloquio legale. Ci sono strumenti, diritti e persone che possono accompagnarti.
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