Bullismo: Conoscerlo Per Combatterlo

Bullismo: Conoscerlo Per Combatterlo

In Italia secondo l’Istat il bullismo si sta diffondendo in modo preoccupante: un ragazzino su due ne sarebbe vittima, soprattutto nella fascia d’età compresa fra 11 e i 17 anni (anche se il periodo più critico è fra 11 e 13: l’età delle scuole medie).

Non è facile per le famiglie sceglirere la strada migliore per aiutare i propri figli. Abbiamo sempre affrontato i casi di bullismo coaudiuvate da un team di psicologhe, per individuare la soluzione più giusta per la singola famiglia.

Ma cos’è il bullismo?

Il bullismo è una manifestazione di aggressività messa in atto dai bambini e dagli adolescenti.

Un comportamento bullo è un tipo di azione che mira deliberatamente a fare del male o a denneggiare; spesso è persistente, può durare per settimane, mesi persino anni ed è difficile difendersi per chi ne è vittima.

Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere, un desiderio di intimidire e domare. Ci sono comunque degli elementi che caratterizzano tale fenomeno:

  • intenzionalità: il bullo agisce deliberatamente con l’intenzione di offendere, danneggiare o fare male ad un altra persona.
  • durata nel tempo: sebbene anche un singolo comportamento può essere considerato una forma di bullismo solitamente si tratta di atti ripetuti nel tempo e con una certa frequenza.
  • disuguaglianza tra bullo e vittima: il bullo è quasi sempre più forte della media dei suoi coetanei, al contrario, la vittima è più debole dei suoi pari; il bullo di solito è più grande di età rispetto alla vittima; il bullo quasi sempre è maschio mentre la vittima può essere indifferentemente maschio o femmina. “Ciò significa che esiste una disuguaglianza di forza e di potere, per cui uno dei due sempre prevarica e l’altro sempre subisce, senza riuscire a difendersi” 
  • mancanza di sostegno: la vittima si sente isolata ed esposta, spesso ha molta paura di riferire gli episodi di bullismo perché teme rappresaglie e vendette;
  • danno per l’autostima della vittima: che si mantiene nel tempo e induce il soggetto ad un considerevole disinvestimento dalla scuola e ad un progressivo isolamento. Nei casi più gravi si possono avere anche conseguenze nel medio e lungo termine come l’abbandono scolastico e lo sviluppo di patologie legate alla sfera psichica.

Non è vero che… 

  • i comportamenti da bullo rientrano nella normale crescita di un bambino o di un adolescente. Le manifestazioni di prevaricazione e prepotenza sono sempre negative perché utilizzano una posizione di presunta forza o potere per danneggiare o comunque far del male ad un’altra persona;
  •  il bullo è un ragazzo insicuro, ansioso o con una bassa autostima. In realtà chi si comporta da bullo ha un’autostima al di sopra della media dei suoi coetanei e, se viene continuamente confermato nei suoi atti di forza e prepotenza, a lungo andare si convincerà che l’unico modo per avere successo nella vita e per riuscire è quello di prevaricare sugli altri e di comportarsi in modo aggressivo;
  • la vittima deve imparare a difendersi da sola. Prepotenze e vessazioni mettono chi le subisce in una condizione di inferiorità psicologica, di isolamento e di bassa autostima che non può essere fronteggiata in modo solitario. E’ necessario un sostegno da parte degli altri: familiari, insegnanti e amici;
  •  i comportamenti da bulli riguardano solo zone periferiche delle grandi città o appartenenti a classi disagiate o meno abbienti. Il fenomeno può interessare tutte le classi socio-economiche e può manifestarsi sia nei quartieri periferici sia nelle zone residenziali;
  •  il bullismo è un problema dell’ambiente scolastico. Gli atti di bullismo si verificano non solo a scuola ma anche in altri luoghi di aggregazione sociale come i centri sportivi, l’oratorio, etc.;
  •  stare alla larga da certa gente è l’unico modo per non avere problemi. Naturalmente non conviene cercare la compagnia di ragazzi che si comportano in modo particolarmente prepotente ma non bisogna neanche “fare lo struzzo” cioè far finta di non vedere quando un compagno viene preso da mira dai bulli di turno.

Non solo bulli e vittime….

Comunemente quando si pensa al bullismo ci si riferisce soltanto a due tipi di soggetti coinvolti: i bulli e le vittime. In realtà esiste una terza categoria, gli spettatori che, anche se non prendono parte attiva agli atti di prepotenza, assistono e svolgono comunque un ruolo importante nella legittimazione di tali condotte. Consideriamo le singole categorie nel dettaglio.

  • I bulli mettono in atto le prevaricazioni si distinguono in dominanti e gregari. Il bullo dominante è più forte della media dei coetanei, ha un forte bisogno di potere, dominio e autoaffermazione, è impulsivo e ha difficoltà a rispettare le regole. Ha una scarsa consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e non mostra mai sensi di colpa per gli esiti delle prepotenze. Di solito ha un rendimento scolastico nella media ma che con il tempo tende a peggiorare e manifesta abilità particolari nello sport e nelle attività di gioco. Frequentemente è abbastanza popolare soprattutto tra i più piccoli che lo considerato un modello di potere e di forza. I bulli gregari costituiscono un gruppetto di due o tre persone che assumono il ruolo di sobillatori o seguaci del bullo dominante. Di solito non agiscono ma eseguono gli “ordini” del “capo”. Si tratta di soggetti ansiosi, insicuri, con scarso rendimento scolastico e che a volte sono in grado a mettersi nei panni della vittima.
  • Le vittime rientrano in due categorie: passiva/sottomessa e provocatrice. La vittima passiva/sottomessa è un soggetto debole, tendenzialmente isolato e incapace di difendersi. Mostra spesso ansia e insicurezza e ha uno scarso senso di autoefficacia perché ha qualche difficoltà nel rendimento scolastico e di solito è poco abile nelle attività sportive e di gioco e quindi tende ad essere emarginato. Non parla con nessuno delle sofferenze e dei torti subiti e tende ad autocolpevolizzarsi. La vittima provocatrice invece contrattacca le azioni aggressive dell’altro anche se in maniera poco efficace. Quindi si tratta di un soggetto che subisce e agisce le prepotenze. Si tratta in genere di un maschio, irrequieto e ipertattivo a volte goffo e immaturo. Assume comportamenti e atteggiamenti che causano tensione nei compagni in generale e a volte anche negli adulti provocando delle reazioni negative a proprio danno.
  •  Gli spettatori. Si tratta di bambini e ragazzi che assistono alle prevaricazioni o ne sono a conoscenza e che con il loro comportamento possono favorire o frenare il dilagare del fenomeno. “Il bullismo è quindi un fenomeno di gruppo che coinvolge la totalità dei soggetti, che possono assumere diversi ruoli: sostenendo il bullo, difendendo la vittima o mantenendosi neutrali”.

Uscirne è possibile, non bisogna vergognarsi o aver paura di chiedere aiuto.

 Riferimenti

www.facebook.com/centrotuteladonne/

www.tuteladonne.it

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