25 novembre: il dovere di esserci. La giustizia per Sabrina Baldini Palena e il ruolo di chi accompagna le famiglie delle vittime di femminicidio
Il 25 novembre non è una data da celebrare, ma un impegno da rinnovare. Ogni anno questa giornata ci ricorda che la violenza contro le donne non è un fatto isolato, né un dramma privato: è una ferita collettiva, che si apre e si riapre in ogni storia di femminicidio, in ogni vita spezzata, in ogni famiglia che resta a raccogliere i frammenti.
Tra queste storie c’è quella di Sabrina Baldini Palena, una donna che stava ricostruendo la propria libertà con coraggio. Passo dopo passo. Una libertà che è diventata il bersaglio di chi voleva controllarla, isolarla, annientarla.
Oggi, quella verità viene portata in aula dai suoi figli. Con dignità, con forza, con un dolore che non ha parole. E non sono soli.
Il lavoro silenzioso e necessario di chi sta accanto alle famiglie
Nel processo per l’omicidio di Sabrina, il collega Emilio Malaspina, fondatore dello Studio Legale Tutela Donne e membro dell’Associazione “Per Marta e Per Tutte – Stop al Femminicidio”, segue il percorso processuale con costanza e competenza, offrendo sostegno anche ai familiari della vittima.
È un lavoro che non sempre si vede ma che pesa, e pesa tanto. Richiede ascolto, sensibilità, presenza. Richiede la capacità di trasformare un dolore indicibile in parola giuridica, in tutela concreta, in strumenti di giustizia.
Chi accompagna le famiglie in questi percorsi porta sulle spalle una responsabilità enorme: dare voce a chi non può più parlare e proteggere chi è rimasto.
Una missione chiara: proteggere, sostenere, dare verità
La nostra missione – nello Studio Legale Tutela Donne, nell’Associazione Per Marta e Per Tutte e in ogni realtà che combatte questa battaglia – resta chiara e non negoziabile:
- proteggere le donne
- sostenere le famiglie colpite dalla violenza
- portare la verità nelle aule di giustizia
È la missione che guida ogni intervento urgente, ogni strategia, ogni valutazione, ogni parola detta o scritta in un atto. Ed è la missione che ci ricorda che la violenza non deve essere riconosciuta quando è troppo tardi, ma prima, non dopo.
La violenza che colpisce quando nasce la libertà
La libertà che Sabrina stava riconquistando è diventata il bersaglio di chi la voleva controllata, isolata, spezzata.
Oggi i suoi figli portano quella verità in aula, e non sono soli: ci siamo noi, c’è l’Associazione, c’è chi sceglie di esserci prima, non dopo.
Il femminicidio è una ferita che riguarda tutti
Ogni femminicidio lascia un vuoto enorme. Non solo nelle famiglie, ma in tutta la comunità. È la prova più dura di come la cultura del possesso, del controllo e della svalutazione della donna sia ancora radicata, ancora viva, ancora troppo spesso ignorata.
Per questo, come professionisti e come associazione, continuiamo a esserci:
- nelle aule dei tribunali
- nei centri antiviolenza
- accanto alle donne che chiedono protezione
- accanto ai figli, alle madri, ai fratelli delle vittime
- accanto alle storie che non devono essere dimenticate
Il 25 novembre non è un giorno simbolico. È una promessa rinnovata.
Per Sabrina. Per Marta. Per tutte.
Per tutte le donne che non hanno avuto il tempo di essere credute. Per tutte quelle che stanno chiedendo aiuto oggi. Per tutte quelle che verranno e che meritano un mondo diverso.



